Sarà capitato a tutti di trovarsi di fronte a un dubbio o a una curiosità di natura scientifica e di sentirsi rispondere, da parte di insegnanti o comunque di persone più esperte di noi, “è così e basta“. Questa risposta, che sul momento può sembrare semplice e innocua, costituisce un approccio alla comunicazione non solo carente ma anche potenzialmente nocivo per la genuina sete di conoscenza di chi aspira a una comprensione più profonda del mondo in cui viviamo. “È così e basta” è una risposta poco costruttiva, che rischia di ostacolare l’innata curiosità umana, frenando l’impulso verso l’esplorazione e l’approfondimento, e può avere come conseguenza l’insorgere di un senso di frustrazione e disillusione nei confronti del percorso di apprendimento.

Oltretutto si tratta di una risposta che trasmette un senso di chiusura alla discussione e che suggerisce indirettamente che non ci sia spazio per ulteriori indagini o domande. Ciò è in netto contrasto con lo spirito della scienza, che è intrinsecamente basato sull’indagine, sul dubbio sistematico e sulla ricerca continua di nuove conoscenze. La bellezza della scienza risiede nella sua capacità di riconoscere apertamente ciò che si sa e ciò che non si sa ancora. Ogni scoperta porta con sé nuove domande, aprendo orizzonti sempre più vasti e, quando si risponde a una domanda con “è così e basta”, si nega questa realtà dinamica, presentando la conoscenza scientifica come se fosse statica e definitiva.
Come già anticipato, una risposta così netta può generare anche disillusione e frustrazione: chi pone una domanda o esprime una curiosità scientifica spesso è mosso da un genuino interesse e desiderio di apprendimento e non bisogna assolutamente smorzare tale entusiasmo e disincentivare ulteriori tentativi di esplorazione e apprendimento. Invece di chiudere una conversazione i professori, i ricercatori e chiunque altro coinvolto nella divulgazione scientifica e nell’insegnamento dovrebbero sforzarsi di fornire risposte costruttive. Quando non si conosce la risposta o quando la domanda tocca i limiti attuali della conoscenza umana, è più sensato ammetterlo e magari discutere le teorie esistenti, le ricerche in corso o le potenziali aree future di studio. Si tratta sia di un modo di rispettare l’intelligenza e la curiosità di chi pone la domanda, sia di un modo di stimolare un approccio critico e aperto verso l’apprendimento. Invece di dire “è così e basta”, possiamo dire “ecco cosa sappiamo fino ad ora, ed ecco cosa stiamo ancora cercando di capire” (a patto che lo sappiamo davvero). Oppure si può anche rispondere “non lo so“, non c’è nulla di male. Questo approccio non solo apre la porta a ulteriori domande, ma invita anche alla partecipazione attiva nel processo di scoperta. La scienza progredisce attraverso il dialogo, la discussione e la sperimentazione. Rispondere con cura e considerazione alle domande, anche a quelle che possono sembrare semplici o ovvie, è essenziale.
È importante ricordare, infine, che ognuno di noi presenta delle lacune in alcuni ambiti del sapere (la maggior parte degli ambiti, probabilmente), un fatto che dovrebbe ispirare umiltà e comprensione nel dialogo scientifico. Presupporre che qualcuno non abbia le capacità o le conoscenze di base per comprendere un concetto, anche a un livello elementare, è un modo di chiudere gli occhi di fronte alla realtà universale dell’apprendimento continuo in cui tutti siamo impegnati. Anche se semra una banalità, bisogna ricordarsi sempre che ogni persona, a prescindere dal suo livello di istruzione o dalla sua esperienza, ha la possibilità di esplorare la scienza e di imparare nozioni scientifiche. Possiamo sempre guidare il prossimo attraverso esempi pratici, letture accessibili e sperimentazioni dirette o descrizioni delle stesse. Insegnanti, scienziati e divulgatori hanno la responsabilità di alimentare la curiosità, non di soffocarla.

Una replica a “È così e basta”
Bellissimo articolo che mi ha fatto ricordare quante volte mi è capitato di accorgermi di non avere capito a fondo un argomento solo nel momento in cui cercavo di spiegarlo ad altri.
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